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Andermatt Swiss Alps

“In un ottetto ogni musicista deve rispondere di ogni nota“

Berliner_Blog

L’Ottetto Filarmonico che fa parte delle fila della Berliner Philharmoniker è annoverato tra le migliori orchestre sinfoniche di tutto il mondo. Domenica scorsa ha tenuto un concerto nella chiesa parrocchiale barocca di S. Pietro e Paolo ad Andermatt. Immersi nella straordinaria atmosfera delle montagne, hanno suonato alcuni pezzi scelti dal repertorio di Mozart e Schubert. Di questo evento abbiamo parlato con Stefan Dohr, cornista solista.

È stato lei ad effettuare la scelta della musica da suonare ad Andermatt? La scelta dei pezzi si adatta particolarmente ad un luogo in montagna?

Ad Andermatt non ci siamo concentrati su nulla in particolare, ma sull’intero evento. Si tratta infatti del primo concerto tenuto qui dal nostro ottetto. Per presentarci in questo luogo abbiamo quindi scelto volentieri di proporre un programma dal carattere leggermente solistico, come il quintetto di clarinetti, insieme naturalmente all’ottetto di Schubert. E benché entrambe, sia Schubert che Mozart, fossero personaggi strettamente legati alla città di Vienna, la musica di Schubert con i suoi accenti romantici sembra proprio essere predestinata ad essere eseguita in mezzo alla natura. Che cosa c’è di più romantico per questa musica di un luogo lontano dalla vita frenetica di una città nel bel mezzo di una natura idilliaca e di montagne imponenti? È proprio l’ambiente perfetto.
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Come vi siete preparati al concerto?
Riuscire a mettere d’accordo tutti gli impegni legati alle varie date in agenda, in modo da garantire un periodo di prove sufficiente per la preparazione ottimale di un concerto, è sempre una faccenda molto spinosa. Questa volta però abbiamo avuto fortuna, perché stiamo preparando con l’orchestra un intero ciclo su Beethoven e quindi stiamo trascorrendo molto tempo alla Filarmonica di Berlino. Quindi abbiamo avuto non solo tempo, ma anche la tranquillità necessaria per effettuare queste prove.

Le grandi opere, come il quintetto di clarinetti di Mozart o l’ottetto di Schubert, fanno parte del vostro repertorio standard?
Certamente e così dovrebbe anche essere. Non è un caso infatti che l’ottetto di Schubert, il quintetto di clarinetti come quello di corni di Mozart e, per chiudere, il settetto di Beethoven sono sicuramente tra le opere più gradite dal pubblico. Sono capolavori grandiosi, con i quali ogni ottetto deve prima o poi misurarsi.

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Qual è per lei la più grossa sfida da affrontare come musicista dell’Ottetto Filarmonico?
La complessità: è questa la più grande sfida e allo stesso tempo la più grande ispirazione. Grazie alla sua composizione l’ottetto dispone di una gamma di tonalità e di possibilità di espressione quasi inesauribile. Praticamente è come una piccola orchestra, tuttavia senza l’appoggio di quel volume di suono, grazie al quale un momento di debolezza potrebbe passare inosservato. Non esistono i gruppi di strumenti; in un ottetto ogni musicista deve rispondere personalmente di ogni nota.

Lei viaggia molto, dà molti concerti, riesce ancora ad apprezzare il luogo in cui si trova?
Almeno ci provo. Vado a correre regolarmente, faccio volentieri delle lunghe passeggiate e mi piace molto andare in bicicletta, sia quando sono a casa che quando sono in giro. Tutto questo mi permette di cogliere la bella atmosfera di un luogo sconosciuto anche quando sono all’estero. Quando ho tempo, sono il tipo di persona che esce e vuole vedere qualcosa, invece di restare in hotel seduto davanti alla televisione.

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Ci può raccontare che cosa le è piaciuto in modo particolare di Andermatt e della sua chiesa di S. Pietro e Paolo, che li distingue da altri luoghi?
È una chiesa meravigliosa e sontuosa, anche se dal punto di vista acustico non priva di qualche problema. È stata una grande sfida e ci ha fatto divertire molto. Il suo pubblico è veramente capace di entusiasmarsi. Che cosa contraddistingue Andermatt rispetto ad altri luoghi dove abbiamo suonato? Esiste un legame quasi musicale tra Andermatt e Berlino nella figura di Samih Sawiris. I Philharmoniker lo incontrano sempre al Festival di Lucerna; ma anche alla Filarmonica di Berlino lui è sempre un ospite molto gradito e un amico dell’orchestra. Del resto è stato a Berlino che abbiamo saputo del suo legame con Andermatt. Così noi come ottetto abbiamo cominciato a sentirci in qualche modo legati ad Andermatt, anche se non conoscevamo questo posto.

È mai successo che nel corso della vostra attività come musicisti vi siate recati in un qualsiasi luogo del mondo e poi vi siate di nuovo ritornati privatamente?
Al momento non mi viene in mente nessun esempio. Purtroppo non abbiamo potuto vedere molto di Andermatt questa volta, perché l’ottetto è arrivato a mezzogiorno ed è subito ripartito alla sera. Non escludo assolutamente però la possibilità di lasciare una volta il corno a casa e di venire a trascorrere un paio di giorni con la mia famiglia al The Chedi Andermatt, per potermi godere questo bellissimo luogo in tutta calma.

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